Incroci n. 120

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La strada è assolata già di prima mattina.

Un camion carico di materiale edile si muove con abilità tra stretti portoni di una Milano vecchia che vuole cambiare faccia con nuovi edifici pronti a ospitare chissà chi chissà quando.

Gli operai si danno la voce, l’accento bergamasco invade la strada e si mescola alle chiacchierate dei ragazzini arabi, alle risate dei giapponesi che escono dall’hotel e alla parlata grassa di due manager americani che parlano forte al telefono.

Dall’alto della cabina del camion, abbarbicato, in posizione da equilibrista o da scalatore provetto, un uomo in abbigliamento essenziale, lavoratore per forza, ma dalla forza temprato, si muove con agilità per poter controllare il carico e scarico.

Si guarda in giro, a tratti, a controllare pedoni e macchine di passaggio.

“Luisa, tu lo sai che mi piace lavorare qui. Io mi muovo tra i camion, organizzo il lavoro dei miei compagni, controllo che tutto funzioni, e dall’alto, quasi sempre dall’alto, vedo il mondo come tu, dalla stanza dove ti trovi, davanti alla tua macchina da cucire, puoi solo immaginare. Lo so, tu ascolti la radio, e sai tante cose. Io le cose le so perché le vedo, e qualcuna non la capisco.

Però so che a sera ti ritroverò, e lavoro più volentieri.

Stamattina alle cinque, dormivi, dopo una notte di caldo, e ti guardavo: una gamba fuori dal lenzuolo, abbandonata, rosea, un accenno di venuzze azzurre che tu odi e che io trovo dolci e belle come una rete di radici di un albero forte, che non molla mai.

Niente caffè insieme all’alba, eri troppo bella, serena e addormentata, sono scappato via, lo so che mi sgriderai, ma è giusto così, se riesci a dormire ne sono felice.

Il caffè l’ho bevuto con Pietro, e lui parlava di donne e di sesso, ormai sono abituato, lo lascio raccontare, verità e bugie si mescolano, lui è contento così.

E ora sono qui, in alto, e da questa posizione vedo le donne che passano, che d’estate mi lasciano guardare, tutto ciò che si vede sembra un regalo solo mio, attaccature di seni che sono sempre più visibili, camice leggere che nella trasparenza ci donano ombre di capezzoli, gambe lunghe e nude, sederi sodi che fanno ondeggiare corte gonnelline, bei piedi curati in sandali brillanti. Sì, lo sai, mi piace guardare le donne, mi piace abbellire la mia mente di immagini semplici, per poi tornare a te, al mio complesso paradiso.

Arriverò, stasera, e riguarderò le tue ombre sul viso che a me sembreranno sempre pennellate d’arte.

Buon giorno, amore mio.”

 

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