Incroci n. 112

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L’ascensore profuma di pulito, ma in un angolo, ad altezza bambino, l’acciaio delle porte non è lucido, presenta un’impronta, umida e opaca, di una piccola mano.

L’uomo si appresta a pulirla, mentre fischietta, sorride e fischietta. Incontra lo sguardo della signora anziana: annuisce, tranquillo.

La donna smette di aggrottare la fronte, sospira ed esce dall’ascensore camminando veloce verso il cortile.

L’uomo resta all’interno, continua a pulire e scende nei sotterranei del condominio, sbucando nei corridoi luminosi dei garage e incontrando un bambino che si sta leccando con gusto le dita di una mano.

Il bambino lo vede e saltella, correndogli incontro e urlando: “Tino! Tino!”

<<Mi chiamo Valentino e ho trentacinque anni. Sono alto, altissimo, e pesante quanto basta a scoraggiare le incursioni degli adolescenti che hanno sempre voglia di fare i gradassi. In Albania ne ho conosciuti tanti, di ragazzi così. Ora, in questa zona di Milano che è periferia ma si atteggia a centro cittadino (perché noi abbiamo la metropolitana e in un quarto d’ora siamo in piazza del duomo), incontro loro e altri, anche più vecchi, che vorrebbero farmi credere di essere i padroni del mondo. Non ci sono padroni, mai. Non ci sono padroni, nel mondo. Siamo padroni di tutto, tutti. Io credo da sempre che la mia vita sia la mia e che possa decidere come mi va di comportarmi. Basta che non disturbo. Disturbo è una delle prime parole che ho imparato in italiano. Nessun disturbo, diceva il mio amico alle signore che gli chiedevano favori. E lui, su e giù dalle scale a portare la spesa, ad aiutarle nelle pulizie, a mettere a posto cose e quadri e tavoli e lampadine.

Le signore gli lasciavano le mance, sempre, e lui beveva per dimenticare l’Albania.

Io non voglio dimenticare, ma voglio star bene. Ho portato qui mia moglie e mia figlia. E ogni tanto torniamo là, a salutare tutti.

La mattina, quando incontro i bambini che vivono qui, sto anche meglio. Loro saltellano, corrono, giocano, e mi vogliono bene.

Non voglio altro. Lasciatemi continuare a pulire l’ascensore, quando tutto brilla, stiamo bene tutti, no?>>

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