INCROCI N. 55

 

La donna, stretta dalla sua divisa da cameriera, cammina nervosamente sul terrazzo esterno dell’albergo che guarda nel vicolo grigio, sporco e umido della periferia milanese. Abbandono e silenzio, solo finestre chiuse e strada senza marciapiede, spazio rubato da parcheggio selvaggio. La donna parla ad alta voce al telefono.

Nel vicolo passano due donne anziane, una col bastone, l’altra trascina il carrello della spesa: procedono in mezzo alla strada, schivando escrementi di cane e sacchetti dell’immondizia abbandonati.

La prima si ferma, guarda in alto e si appoggia al bastone. La seconda la sorpassa sbuffando: “Sta ancora litigando col suo uomo, quella là.”

“La vedo tutti i giorni e l’ascolto volentieri. Come una di quelle telenovele di una volta, quelle che guardavo con mia sorella, tutti i giorni. Anche i ricchi piangono, si chiamava. Che titolo, ci ridevamo tutte le volte, come se fosse possibile piangere, col portafoglio pieno. Noi, invece, che giochiamo tutti i mesi coi mucchietti che mettiamo da parte quando ritiriamo la pensione, ridiamo molto. Mi piace ridere. Rido con l’Anita, la mia vicina di casa, che mi racconta le stupidaggini che si dicono lei e il marito, lui sordo perso, capisce poco o niente.

Ma con questa donna che vedo sempre alla stessa ora, tutti i giorni, sul balcone del retro dell’albergo, non riesco a ridere. Vorrei che mi vedesse anche lei, vorrei poterle parlare. La sento, la sua storia. Parla con marcato accento sudamericano, dice spesso <Ti prego>, a volte piange. Una relazione tormentata, un uomo che la tratta male, lei che cerca tenerezza e dall’altra parte, ogni giorno, ne ha pochissima in cambio. Vorrei dirle di lasciar perdere, ma non so se mi ascolterebbe. Tutte noi ci dobbiamo sbattere la testa. Come per me con l’Olimpo. Lui era bravo, tutto il giorno al lavoro, poi arrivava a casa e beveva, beveva. Così sfogava su di me la sua rabbia e io lo giustificavo. Perché lui non mi picchiava, e allora non mi sembrava giusto lamentarmi di quello che consideravo solo un caratteraccio. Finché non ha dato quella sberla al mio Riccardino. Lì ho perso la testa e sono scappata via. È stata la mia fortuna. Ma come posso spiegarglielo a quella ragazza lassù, che finisce ogni telefonata con <Te quiero>?”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...