INCROCI N. 54

20160111_102017

L’uomo entrò dal panettiere con il suo cappello scozzese, la giacca impermeabile imbottita e il pantalone perfetto, con la riga.

Una sciarpa anch’essa scozzese gli copriva il collo, stretta e precisa, quasi stirata addosso, un’altra piega, ordinata.

In mano una borsa della spesa, rigida, precisa come se fosse stirata. Pendeva vuota dalla sua mano che finiva sui guanti di pelle imbottiti.

Entrò, si tolse cappello e guanti e sorridendo disse: “Il solito, grazie”

“Mi chiamo Alfio, ho sessantasei anni e da un anno sono a casa in pensione. Ho sempre avuto una vita precisa, limpida, orari regolari. Uscivo tutte le mattine alle otto e rientravo la sera alle sette. Tutto perfetto, compresa la minestra la sera, ogni sera una diversa, Elisa lo sapeva bene.

In quest’anno che fa la differenza, ho dovuto rimescolare tutti i miei pensieri e capire cosa fare per poter andare avanti senza il lavoro.

Avevo delle aspettative, su questo mio tempo. Poi siamo andati a fare una visita e mi hanno trovato tutti quei problemi. Una vita di lavoro e quando finalmente potevo pensare a me, a noi, ecco che arriva la malattia. Curabile, diceva il dottore. Ma con tanti piccoli passi da fare per arrivare alla guarigione.

Elisa non ci ha creduto. Il suo cuore non ci ha creduto. E se ne è andata, veloce, in un soffio. Appena a casa dall’ospedale si è seduta in cucina, ha appoggiato la testa sulla mano, mi ha guardato negli occhi e sospirando se n’è andata.

Sono stato bravissimo. Ho una lista delle cose da fare tutti i giorni della settimana, in sequenza. Seguendo la lista riesco a tirare avanti. Non lascio spazio a niente altro e non mi annoio. Non capisco come facesse Elisa a fare tutto e avere ancora tempo per me, per ascoltarmi. Io ora corro dalla mattina alla sera, spolvero, pulisco faccio la spesa, cucino, e poi lavo e stiro. Annuso e mi sembra sempre di sentire degli strani odori, che cerco di far sparire con i prodotti più disparati. Sta diventando il mio nuovo lavoro, la caccia agli odori.

La domenica sera, stiro, davanti a NCIS: solo davanti a un telefilm riesco a stirare.

Ieri sera ho avuto un cedimento: nella cesta della roba da stirare, proprio sotto il telo che la ricopre, si era infilata una maglietta sottile, di quelle che usava Elisa d’estate. Ho sentito i polmoni chiudersi. Ho cercato l’aria, ma ho trovato solo il profumo, quello che usava sempre lei, e ho dovuto sedermi, la testa girava e il cuore batteva forte. Le lacrime hanno cominciato a scendere da sole, per la prima volta da un anno.

Ora sto bene. Ho ripreso in mano le liste di cose da fare. So che avrò giorni sempre uguali ma non mi lamento. Sono orgoglioso di avercela fatta.

E grato alla panettiera che si ricorda di quello che mi piace, ogni giorno.”

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