INCROCI N. 51

vecchietta

 

Milano, ore 7.50. Marciapiedi lucidi e immondizia. Una donna anziana si aiuta col deambulatore, arricchito da una borsa capiente. Il cappotto le fascia i fianchi, i capelli bianchi contrastano col nero che prevale intorno. Il freddo è pungente, il traffico scarso. L’odore della pioggia si mescola a quello dell’immondizia e dei cornetti che cuociono nel forno del panettiere.

 

“Finalmente è arrivata la mattina di un giorno normale, un lunedì in cui sono aperti i negozi, il panettiere produce di fresco e la gente torna poco a poco al lavoro. Mi sono alzata alle 5, ma era già un’ora che guardavo il soffitto. Non abbasso mai le tapparelle, voglio vederlo, il giorno, quando arriva.

Mi alzo presto ed esco non appena Milano prende vita. Mi sono lavata, a pezzetti, appoggiandomi a questo coso che mi hanno comprato i miei figli. Regalo di Natale. Orribile. Non ne ho avuto la forza, ma gliel’avrei tirato dietro. Non potevano regalarmi un profumo? Lo sanno che i profumi mi piacciono tanto, eppure pensano solo a regalarmi robaccia per vecchi. Sì, un regalo comodo, ma io voglio sognare, non restare ancorata per terra. Me lo ricordo ancora il primo profumo che mi ha regalato Miro, mio marito. Erano gli anni Cinquanta, e lui arrivò con una bottiglietta di Diorissimo, la novità, la finezza, la fragranza pura, gli sarà costata un occhio della testa. Lui mi viziava, mi ha viziato tutta la vita e quando mi guardava i suoi occhi cambiavano colore e la mia pancia si muoveva da sola.

I miei figli forse non se lo ricordano più, come mi piaceva quel profumo, ma io prima di morire vorrei poterlo mettere ancora: un paio di gocce sui polsi, un paio dietro le orecchie e annusare all’infinito, per sentirmi su una nuvola, la mia nuvola, magari ricordando i baffi di Miro, che mi fanno il solletico mentre mi annusa. No, i miei figli non lo sanno quali sono i miei sogni. Loro mi vedono come la mamma pratica, quella che fa la spesa e cucina. E io sono qui pronta per andare al supermercato, apre tra pochissimo, ci sono solo i vecchi a quest’ora, ci riconosciamo con gli sguardi, pronti a raccogliere la nostra giornata, in attesa che finisca, magari sul divano a guardare la televisione.

Però voglio raccontarglieli, i miei sogni, ai miei figli. Forse è colpa mia, se non mi conoscono. E potrei anche entrare in profumeria e regalarmi Diorissimo. Annusate, figli miei. E sognate con me.”

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